Un percorso in continuo divenire, un vero spirito libero: Marika Carolla

Alessia De Filippo • 9 giugno 2022

Un percorso in continuo divenire, un vero spirito libero: Marika Carolla

Oggi saremo in compagnia di una nuova donna forte e determinata: Marika Carolla. Si racconta attraverso una breve intervista, ma soprattutto attraverso i suoi scritti. Ho avuto l’onore di collaborare con lei, dando un contributo nel libro “Gioventù”; il ricavato dalla vendita è poi stato donato all’Associazione Cuore 3.0. Spero che anche questa intervista vi possa trasmettere forza e determinazione di giovani donne che cercano di portare un obiettivo al successo.

 

1.      Ciao Marika, noi ci siamo conosciute un po' di tempo fa, ma i lettori non hanno avuto ancora il piacere di conoscerti, ti va di raccontarci qualcosa di te?

Non amo molto parlare di me, fare auto descrizioni credo non sia il mio forte. Non mi sento a mio agio. Sono una persona in continuo divenire, in continua scoperta e crescita. Ho molti sogni e aspirazioni. Sono un mix di contraddizioni, a tratti filantropa e poi misantropa, ottimista e un secondo dopo il Pessimismo in persona. Quindi, da questo potrei definirmi volubile, ma credo sia solo frutto di una grande sensibilità che alle volte non riesco a domare, e che tende a prendere il sopravvento. Un po’ come accade ai gracili steli dei fiori: al minimo soffio di vento tendono a piegarsi. Allo stesso modo sono forte e tenace, credo nel Bene e nella gioia del dono. Essere presente per gli altri, ascoltare, capire, restare in silenzio, riflettere e nei casi più estremi agire, in difesa dei più deboli. Ecco, questa è la più grande certezza del mio essere. Vivere per gli altri, sbagliando forse nel dimenticare di mettermi al primo posto, perché un po’ di sano egoismo non fa mai male.

Odio l’ipocrisia, la menzogna, gli arrampicatori sociali, vivo e inseguo solo l’autenticità, ma questo comporta lunghi periodi di solitudine e ricerca, perché in molti tendono ad adeguarsi (forse è giusto così). Trovo la mia pace interiore solo quando scrivo, quello è il mio posto nel mondo. Avere tra le mani un’arma, la più potente: una penna mi fa stare bene.

Ora finisco, perché credo di aver parlato troppo.

 

2.      Ho avuto l'onore di collaborare con te con un racconto su un libro "gioventù", ti va di descriverlo?

“Gioventù” è una collezione di racconti per i giovani e dei giovani. Hanno collaborato con le loro storie studenti liceali, universitari, docenti, madri e donne che vivono a contatto con loro. Ognuno si è raccontato. Tra realtà e immaginazione ciascuno ha affrontato una tematica diversa, che sentiva sua, che sentiva il bisogno di venire a galla, emergere, perché scrivere credo sia anche un modo di esorcizzare le paure, di metterle a tacere. Scrivere implica in qualche modo la volontà diretta di esprimersi, ricevere ascolto, comprensione. Non è mai fine a sé riempire di inchiostro un foglio di carta. Curando l’editing delle singole opere, mi è sembrata straordinaria la diversità che ne è emersa. Nessuno ha affrontato il tema dell’altro, ognuno aveva qualcosa da dire. Una raccolta di una ricchezza davvero interessante. La paura di non essere abbastanza, di non riuscire ad elaborare un lutto, di non trovare il proprio posto nel mondo, di non accettarsi, di non avere amici, di vivere sotto il peso dei giudizi, specie quelli delle generazioni passate, di innamorarsi.

“Gioventù” nasce dalla volontà di far sentire le molteplici voci di giovani troppo spesso mai ascoltate, o forse solo sentite con la testa e non con il cuore. Avere qualcuno che sia disposto e predisposto realmente all’ascolto penso sia la chiave per la concreta formazione di una generazione migliore.

 

3.      Tutto il guadagno del libro verrà donato ad un'associazione quale? Come l'avete scelta?

L’intero ricavato della raccolta è stato devoluto con grande entusiasmo da tutte le scrittrici e scrittori all’ Associazione Cuori 3.0., nata per svolgere attività di beneficenza e supporto sociale, indirizzati a persone in attesa di trapianto cardiaco, cardio-trapiantati e alle loro famiglie.

La scelta credo che non sia stata tutta frutto del caso. Quando è stato deciso, in una chat di gruppo alcune autrici hanno fatto varie proposte e dato delle preferenze; in conclusione la maggioranza ha optato per questa.

L’idea di una nuova vita, di una speranza, di un cambiamento ha promosso questa sorta di eterno ritorno. Attraverso le parole che nascono dal cuore, abbiamo donato insieme qualcosa di concreto al motore pulsante della vita.

 

4.      La rubrica parla di diritto alla felicità. Secondo la tua personale esperienza e collegandoci al libro, oggi i giovani dove ritrovano la felicità? Come la raggiungono?

Non mi reputo la persona più adatta per rispondere a una domanda così complicata, ma ci proverò lo stesso. Credo che la felicità al giorno d’oggi rappresenti per tutti una chimera, un sogno.

La rincorriamo, senza avere l’impressione di raggiungerla. Una corsa a ostacoli, che comporta solo affanno, stanchezza, dolore. Paradossalmente percepiamo ed elaboriamo maggiormente le emozioni negative, dimenticando che la felicità in realtà è fatta di istanti. È delicata, fugace, silenziosa. Nasce da un sorriso, una carezza, un ricordo, un traguardo. Dura così poco, che non riusciamo a percepirne del tutto il sapore. Non si lascia mai afferrare. Per questo penso sia necessario vivere cercando il nostro equilibrio interiore, vivere respirando ciò che ci fa star bene, circondati da persone che ci donano serenità. Siamo immersi in una società che non ci consente di pensare a lungo, dove un secondo fa costituisce già il passato, dove conta solo l’accettazione altrui, l’apparenza.

I giovani non hanno bisogno di tutto questo. Tali elementi minano la loro tranquillità, hanno la valenza del fumo per i polmoni: effetti irreversibili e invisibili, che sfociano poi in mille altri modi alle volte distruttivi. Amarsi è la prima e forse unica strada per la felicità. Cadere e rialzarsi, credere in se stessi, lottare, decomporsi e poi rigenerarsi in un eterno ciclo, fino a quando la Natura lo consentirà.

È questa la riflessione che ho personalmente maturato in questi anni.

 

 

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