L'amore stanco - di Vittorio Schiavone
"Sono ritornata con lui. Ma perché non mi emoziona, Dottore?" - Il contributo domenicale di Vittorio Schiavone, psichiatra e psicoterapeuta presso la Clinica Hermitage di Capodimonte (Na)

Di tutti gli inganni, l'inganno dell'amore é quello più insidioso. L'idea dell'amore invecchia con noi ma, quando non succede, resta intrappolato come un nano nel corpo di un gigante.
È un urlo adolescenziale che prova a richiamare a raccolta a sé un mondo che non esiste più, perché ciò che cresce inevitabilmente si trasforma. Già, il mito dell'adolescenza; ma questa è un'altra storia.
Galena amava, e amava come ama un bambino. Una spontaneità che si soddisfa come un bisogno, una fame che cerca sazietà con ciò che trova. Non ha la pazienza di cercare, non ha la pazienza di cucinare. Come un gelato al puffo e caramello salato per pranzo, che illude stomaco e cervello.
L'inganno del buono, l'inganno del bello.
Ma non è questo l'amore che si dovrebbe trovare dopo i vent'anni: l'amore adulto è un impegno. Non è la scopata sempre uguale ma che si traveste con un altro nome, non è l'emozione figlia della sofferenza, non è la frenesia che non conosce la perseveranza.
Una inutile consolazione, un brodino per chi non ha più i denti? A cinquant'anni non posso convincere i trentenni, e non mi sarei convinto del resto nemmeno io che di guerre ne ho fatte tante.
Ma c'è un piacere che regola il battito del cuore, un cuore che non corre più all'impazzata e capisci che quello non era amore, ma l'ansia di riempire la vita con un surrogato di vita. Il piacere dell'abbraccio nel letto, l'odore di casa. La pace.
"Non confonda l'amore stanco con l'amore sano. L'amore adulto è come vincere le olimpiadi, non come tentare la sorte al gratta e vinci". Ho giocato al gratta e vinci una volta sola; vinsi, anzi persi, cinque euro.
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