Ilaria Passarelli: la luce che non resta nel cassetto
Importante successo per la giovane studentessa del Liceo Salvatore Cantone di Pomigliano d'Arco. Ilaria Passarelli conquista il primo premio nazionale nella sezioni artistica del concorso "Diamanti"
di Felice Massimo De Falco
In un mondo che spesso spinge i talenti giovani a rimanere in silenzio, Ilaria Passarelli ha scelto di uscire allo scoperto. Studentessa della classe 3ª CSA del Liceo Salvatore Cantone di Pomigliano d’Arco, diligente, meticolosa e dotata di una sensibilità rara (come afferma la sua prof.essa Giusy Montanino), ha conquistato il primo premio nazionale nella sezione artistica del concorso “Diamanti” (IV edizione), promosso da Indire.
Quarantiquattro scuole da tutta Italia, e il suo lavoro ha sbaragliato la concorrenza. L’opera, destinata a finire sulla quarta di copertina della rivista Il Sileno, interpreta in modo profondo e poetico il tema “Non lasciarmi nel cassetto”.
Due immagini intense raccontano la storia: una mano emerge da un cassetto buio e nebbioso, mentre una linea luminosa, quasi un filo di luce viva, si libra verso l’alto intrecciandosi con rondini bianche. Un viaggio dall’oscurità alla liberazione. Di seguito l’intervista completa in cui Ilaria racconta, con sincerità e profondità, il significato della sua arte, il suo percorso umano e la visione del futuro.
1. Ilaria, il tema del concorso “Non lasciarmi nel cassetto” è profondamente evocativo. Nel tuo lavoro artistico vediamo una mano che sembra uscire da un cassetto buio e nebbioso, mentre una linea luminosa si libra verso l’alto accompagnata da uccelli bianchi. Cosa rappresentava per te, a livello personale ed esistenziale, quel “qualcosa” che non voleva più restare chiuso?
«Quando ho letto il bando del concorso, ho pensato a lungo a cosa poter disegnare per centrare il tema. Alla fine ho deciso di rappresentare questa linea che porta con sé un fascio di luce. Per me, quel “qualcosa” che non vedeva l’ora di liberarsi rappresenta il mio futuro. È il mio sogno di costruirmi una vita brillante e di riuscire a raggiungere gli obiettivi che mi fisserò nel tempo, a prescindere dalle difficoltà che potrò incontrare.»
2. Osservando la tua opera si percepisce una forte tensione tra oscurità e luce, tra chiusura e liberazione. Come hai tradotto in immagini questa dialettica? Quali emozioni o esperienze personali ti hanno guidato nella scelta della mano, della linea luminosa e degli uccelli?
«È stata una scelta stilistica abbastanza facile, perché cercavo un’immagine semplice e concisa, adatta a una copertina. Disegnare la mano è stato quasi spontaneo. La linea, invece, l’ho voluta luminosa per creare un forte contrasto con lo sfondo scuro e cupo: simboleggia la luce che si libera, rompendo l’oscurità. Gli uccelli che ho scelto non sono casuali, sono rondini. Fin da piccola mi hanno sempre trasmesso una grande sensazione di libertà, solo guardando il loro modo di volare nel cielo.»
3. Sei una studentessa nota per essere molto diligente e meticolosa, ma anche dotata di una grande sensibilità artistica. Quanto ha influito il tuo carattere metodico nella realizzazione di un’opera così poetica e al tempo stesso tecnicamente raffinata?
«In ogni mio disegno cerco sempre di far emergere il mio carattere per rendere l’opera davvero mia e unica, soprattutto se si tratta di un lavoro per un concorso. Penso che il mio metodo mi aiuti a curare bene i dettagli, per poi riuscire a esprimere con più forza la mia sensibilità.»
4. Hai già vinto la sezione audiovisivi del “Premio 26 marzo” e ora il primo premio nazionale nella sezione artistica di “Diamanti”. Cosa significa per te questo doppio riconoscimento? Senti che la tua arte stia diventando un vero e proprio linguaggio attraverso il quale raccontare chi sei?
«Sono davvero felicissima di poter dare finalmente un po’ più di importanza a questa mia passione artistica. Fino a poco tempo fa non mi si erano mai presentate opportunità di questo tipo per mettermi alla prova. Amo esprimermi attraverso i miei disegni e, sinceramente, l’unico sentimento che provo per queste due vittorie è una gioia immensa.»
5. Nel tuo lavoro gli uccelli bianchi ricorrono con forza, quasi come anime o pensieri che finalmente prendono il volo. Che significato hanno per te questi uccelli? Rappresentano la libertà creativa, la speranza, o forse qualcosa di più intimo legato alla tua sensibilità di giovane artista?
«Ho inserito le rondini con lo scopo di rendere ancora più forte la sensazione di libertà. Mi ricordano quando ero bambina e, insieme a mia madre, guardavamo fuori dalla finestra a osservare il volo leggero e spensierato di questi uccelli. Ci hanno sempre affascinate entrambe. Per me, quindi, significano che bisogna essere liberi in tutto quello che si fa nella vita. Nessuno dovrebbe mai provare a “mettere in gabbia” questi uccelli, e a volte tutti noi dovremmo prendere le cose con un po’ più di spensieratezza.»
6. La tua opera verrà pubblicata sulla quarta di copertina della rivista “Il Sileno” e hai ricevuto il premio a Teramo. Immaginando il momento in cui hai visto il tuo lavoro esposto e riconosciuto a livello nazionale, quali pensieri ed emozioni hai provato? Ti sei sentita “tirata fuori dal cassetto”?
«È stata una sensazione bellissima e, a dire il vero, del tutto inaspettata. Non pensavo proprio di arrivare in cima alla classifica! Sicuramente vedere il mio disegno premiato mi ha fatto sentire felice e gratificata, in un certo senso sì, tirata fuori dal cassetto.»
7. Oltre al disegno, coltivi anche la scrittura di racconti brevi. Ritieni che esista un filo conduttore tra la tua scrittura e la tua arte visiva? In che modo le due espressioni si nutrono a vicenda nella tua creatività?
«Se ci penso bene, sono entrambi modi per esprimere quello che penso e che provo. So che il disegno mi riesce meglio, ma a volte preferisco scrivere. Ho un diario dove butto giù tutto ciò che mi passa per la testa, ed è capitato spesso in passato che, per alcuni disegni, abbia preso spunto proprio da delle frasi scritte lì sopra. Anche per la realizzazione di quest’opera sono partita da un concetto scritto su carta per poi trasformarlo in disegno.»
8. In un’epoca in cui molti giovani talenti rischiano di restare “nel cassetto” per timore del giudizio o per mancanza di opportunità, quale messaggio vorresti lanciare attraverso la tua vittoria ad altri ragazzi e ragazze che hanno passioni artistiche?
«Ai ragazzi e alle ragazze della mia età direi di non avere paura e di cercare sempre di fare ciò che li appassiona. Anche se a volte si fallisce, non sarà mai tempo sprecato. Soprattutto nell’arte, penso che gli errori siano fondamentali per migliorarsi ancora di più. Gli altri non hanno il diritto di giudicare le nostre passioni e, anche se a volte mancano le opportunità, credo che un modo per farsi avanti ci sarà sempre.»
9. La tua opera ha una forte componente esistenziale: parla di liberazione, di coraggio, di luce che emerge dal buio. Quanto di te stessa, delle tue riflessioni sulla crescita, sulle paure e sulle aspirazioni di una ragazza di 3ª CSA hai messo in questo lavoro?
«Non sono sempre stata la ragazza che sono ora. I primi due anni di superiori non studiavo e non mi impegnavo molto, facevo solo lo stretto necessario per paura di peggiorare. Quella fase della mia vita potrebbe essere il buio che viene illuminato dalla luce. Quest’ultima, invece, rappresenta la me che sto cercando di costruire oggi, studiando con costanza e spingendomi a dare sempre il massimo in ogni cosa che faccio. Non sono arrivata per niente alla fine del filo, anzi, sono appena ‘al di fuori del cassetto’. Però sono sicura che, col tempo, riuscirò a diventare anche io una rondine che vola in cima nel cielo.»
10. Guardando al futuro, come immagini il tuo percorso artistico? Credi che questo importante riconoscimento nazionale sia solo l’inizio di un cammino in cui disegno, scrittura e sensibilità continueranno a dialogare, o senti che si stia aprendo una fase completamente nuova?
«Il disegno per me è sempre stato un hobby e mai il mio percorso principale. Ammetto che, anche dopo questo riconoscimento, questo non cambierà. A cambiare, però, sarà il modo in cui mi sono sempre approcciata all’arte. Finora l’ho sempre un po’ tenuta in disparte, ma da oggi proverò a coltivarla e a migliorare ancora di più, perché questi traguardi mi regalano davvero delle emozioni uniche.»
Ilaria Passarelli non è solo una studentessa talentuosa. È una giovane donna che ha trasformato la propria crescita – dalle incertezze dei primi anni di liceo alla determinazione di oggi – in un’immagine potente e universale. La sua mano che esce dal cassetto non racconta solo un successo scolastico: racconta il coraggio di chi decide di illuminare la propria strada, di chi sceglie di volare come una rondine, libero e spensierato, pur sapendo che il cielo è vasto e le correnti possono essere forti.
Il Liceo Salvatore Cantone ha ragione di esserne orgoglioso. Perché quando un talento come quello di Ilaria viene tirato fuori dal cassetto, non brilla solo per sé stesso: illumina anche la strada di chi osserva.
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