Pomigliano, rendiamo la Terra di Nuovo Grande: MAKE EARTH GREAT AGAIN
Un progetto al Liceo S.Cantone di Pomigliano d'Arco che trasforma rovi in orto e cuori in custodi del creato. L'evento di presentazione è fissato per martedì 19 maggio alle 16.00
di Felice Massimo De Falco
Nel cuore di Pomigliano d’Arco, tra le mura del Liceo delle Scienze Umane “S. Cantone” (plesso Pirozzi), è nato un piccolo miracolo verde. Non è soltanto un orto scolastico: è un cammino di crescita interiore, un invito concreto a “rendere la Terra di nuovo grande” attraverso la cura paziente del suolo e dell’anima.
Guidato con passione dalla Prof.ssa Lucia Vecchione, docente di Scienze Umane, e sostenuto dal tutor Prof. Gaetano Castaldo, il progetto – inserito nel Programma Operativo Complementare (POC) – ha portato gli studenti fuori dalle aule per diventare protagonisti di un’esperienza tangibile.
Tutto è cominciato da un piccolo segno: un uccellino che, tra i rovi di un’area incolta all’ingresso della scuola, ha scelto di posarsi proprio lì. Quel dettaglio ha acceso una domanda potente: perché non recuperare questo spazio?
Dopo aver esplorato suggestioni letterarie (da Mary Oliver) e filosofiche, gli studenti hanno confrontato due modelli di crescita:
• Le piante selvatiche, simbolo di una libertà senza regole, che producono frutti piccoli e amari.
• Le piante fruttifere, che accettano la potatura e la cura, e donano frutti dolci e generosi.
«Solo attraverso la disciplina e l’ascolto – spiega la Prof.ssa Vecchione – possiamo far emergere il meglio di noi stessi e della terra che abitiamo». Grazie alla collaborazione della Protezione Civile, che ha fornito attrezzi e supporto, i ragazzi si sono rimboccate le maniche. Zappe, rastrelli e guanti blu hanno trasformato la fatica in un rito simbolico: mentre strappavano le erbacce invadenti, ciascuna era invitata a riflettere su quali “comportamenti selvatici” estirpare dalla propria vita.
Poi è arrivato il momento più sacro: la semina. Con mani attente e cuori fiduciosi, hanno messo a dimora piantine di melanzane, zucchine, fragole e peperoncini. Ogni piantina interrata è diventata un atto di speranza e responsabilità verso il futuro. Le fotografie dell’iniziativa raccontano meglio di mille parole questa trasformazione.
Si vedono gli studenti chine sul terreno, con i capelli mossi dal vento e i volti concentrati, mentre zappano, rastrellano e innaffiano sotto il sole. Una ragazza in tuta rosa chiaro, un’altra con la felpa nera, tutte unite in un lavoro collettivo che ha ridato vita a un angolo dimenticato.
Altre immagini mostrano il gruppo raccolto intorno ai vassoi di piantine, mani guantate di azzurro che reggono con delicatezza le giovani foglie verdi, pronte per essere affidate alla terra.
C’è anche il gesto tenero di chi, in un momento di pausa, accarezza coniglietti e osserva animali da cortile: un richiamo alla cura verso ogni creatura. Il risultato è stato sbalorditivo.
Dove prima c’erano rovi e incuria, oggi sorge un orto ordinato, vivo, pieno di promesse. Le studentesse, osservando il frutto del loro sudore, hanno provato una profonda gratificazione: la fatica si è trasformata in leggerezza e fierezza. Hanno capito, sulla propria pelle, che la cura del creato è inseparabile dalla cura di sé. Questo progetto fa eco a parole antiche e sempre attuali.
Come scriveva il filosofo Seneca: «Non è perché le cose sono difficili che non osiamo farle, è perché non osiamo farle che diventano difficili». O come ricordava Rachel Carson, madre dell’ambientalismo moderno: «L’uomo è parte di una vasta trama della vita, nella quale ogni filo è legato a tutti gli altri».
E dalla Sapienza biblica arriva un invito ancora più profondo: «Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse» (Gen 2,15). Custodire non significa dominare, ma servire con amore e intelligenza. Un invito alla comunità Martedì 19 maggio 2026, alle ore 16:00, presso il Liceo S. Cantone – plesso Pirozzi in via Luraghi, si terrà l’evento conclusivo del progetto.
Sarà un’occasione per ammirare l’orto realizzato, ascoltare le riflessioni delle studentesse e condividere questo messaggio di speranza: si può davvero rendere la Terra di nuovo grande, un metro quadrato alla volta, un gesto di cura alla volta.
Queste giovani studenti del Liceo Cantone non hanno solo piantato verdure: hanno piantato una visione. Hanno dimostrato che l’educazione non è solo trasmissione di nozioni, ma formazione di persone consapevoli, capaci di prendersi cura dei luoghi in cui vivono.
Perché, come dice un antico proverbio cinese: «La migliore eredità che possiamo lasciare ai nostri figli non è la ricchezza, ma la terra fertile e il rispetto per essa».
La professoressa Vecchione fa un invito alla comunità pomiglianese: “Venite a vedere come un gruppo di ragazze ha reso grande un piccolo pezzo di Terra. E forse, insieme, potremo rendere grande anche il nostro domani”.

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