Millesettecento99, un vessillo che resiste alla debolezza della politica

Felice Massimo De Falco • 12 marzo 2023

All’epoca al governo c’era il blando Antonio De Ratta, buon cardiologo meno avvezzo all’organizzazione della cosa pubblica, ma era sostenuto da un ceto di potere forte cresciuto nella Gardaland del bassolinismo, un blocco di potere durato 20 anni che dava i suoi primi segni di cedimento. Non vi furono grandi manifestazioni di riconoscimento e riabilitazione di un uomo che ha vissuto la galera ed è stato espropriato della sua passione: fare il medico. Circolava più timore. Solo Michelino lanciò l’allarme. Non passò molto che Lello Russo iniziò a riunire i suoi e a ricominciare a fare quello per cui è nato: la politica.

Sarà stato tra il 2007 e il 2008 quando arrivò la sentenza tanto attesa: “il fatto non sussiste”, il socialista mascariato di rapporti con la camorra e oltraggiato nell’onore, Lello Russo, è un uomo a tutti gli effetti libero, anche dall’onta delle maldicenze. Una notizia che scosse la politica, allietò molti cittadini colpiti nell’orgoglio di appartenere ad una società pulita e terremotò gli ex PCI/PDS/DS/PD, che si erano tranquillizzati di avere l’avversario più arcigno e temibile fuori dai giochi. All’epoca al governo c’era il blando Antonio De Ratta, buon cardiologo meno avvezzo all’organizzazione della cosa pubblica, ma era sostenuto da un ceto di potere forte cresciuto nella Gardaland del bassolinismo, un blocco di potere durato 20 anni che dava i suoi primi segni di cedimento.


Non vi furono grandi manifestazioni di riconoscimento e riabilitazione di un uomo che ha vissuto la galera ed è stato espropriato della sua passione: fare il medico. Circolava più timore. Solo Michelino lanciò l’allarme. Non passò molto che Lello Russo iniziò a riunire i suoi e a ricominciare a fare quello per cui è nato: la politica. L’obiettivo era lavare l’onta e riscrivere la storia della città, deviata da un giustizialismo subalterno a disegni politici. Nacque l’associazione 1799, una data storica, segno di una rivoluzione poi strozzata. Coordinatore era il preside Pasquale Lauri, socialista dai gusti spiccati e buon organizzatore. A lui successe poi Vincenzo Caprioli.


Si respirava politica e intanto l'opposizione al governo della Ratta era cruenta.

Dice l'ex senatore Tommaso Sodano, all'epoca consigliere comunale: "c'è il sangue della vera sinistra che da sola, prima che Lello riprendesse a far politica, combattè battaglie durissime. Ricordo solo che fino al 2010 solo Rifondazione si oppose al potere clientelare Caiazzano a Bassoliniano e chi scrive ha pagato un prezzo altissimo.per amore di verità bisognerebbe ricordare sempre quegli anni e la compromissione anche di settori socialisti che appoggiavano quel sistema


1799 era un’assemblea di irriducibili inizialmente di estrazione radical-pannelliana, ma aperta a tutti, che negli anni erano rimasti fedeli all’ex senatore Russo ed erano motivati a stravolgere i piani del potentato diessino. Impresa ardua, visto che ogni anfratto della vita pubblica della città era occupato da ex PCI, dove drenavano voti e danaro. Ma non meno ghiotta, visto che il ciclo di potere volgeva alla fine. Ma non c’era paura di figuracce, c’era il popolo che spingeva dietro. Così come il primo Napoli di De Laurentiis non aveva i palloni, 1799 non aveva una sede né una tabella, ci si incontrava sulla sede dei compagni Giovanni e Teresa, passati all’altro mondo. La sede fu trovata in seguito in via Libertà. Iniziano furenti i dibattiti a tema, non mancarono i primi conciliaboli con le forze d’opposizione ma anche con pezzi di maggioranza stanchi di esser sopraffatti da un potere asfissiante.


Si pose poi il problema di inserire 1799 in una rete politica regionale e nazionale per poter concorrere alla pari coi Ds. Era la fase dell’onda lunga berlusconismo, i voti per il Cavaliere fioccano a pioggia sulla città pur non avendo riferimenti sul territorio. Dopo contrite riunioni la scelta cadde sul Popolo della Libertà, l’amato/odiato Berlusconi che non poche perdite produsse a fronte delle migliaia conquistate tra il popolo. Il lavacro battesimale fu provato da Vincenzo Caprioli che non permise l’elezione di Della Ratta a consigliere provinciale. Poi andò così: Lello Russo si pose a capo di una risma di liste, scavate anche tra la maggioranza grazie alla sua astuzia diplomatica, deideologizzate e portò al ballottaggio quel Moloch di potere guidato da Onofrio Piccolo ma gestito da Michele&Michelino, epigoni di una fiaba di Ibsen. Il clima era magmatico ma c’erano spensieratezza e fame di vittoria.


Tantissimi furono i giovani che si avvicinarono al partito. Lello Russo stracciò al ballottaggio Onofrio Piccolo e pose il suo vessillo a Piazza Municipio n.1, quella che diventò la sua Fortezza Bastiani. Quel trionfo fu un’altra sentenza: “è furnut a’zizzenella” cantavano i peones russiani venuti dalla periferia. Dopo la vittoria tutta la fase politica, sia organizzativa che esecutiva, si spostò al Comune, e fu un errore perché si smise di fare politica nei centri deputati e ci si rinchiuse nel Palazzo, dove si svolgeva tutta la vita politica, anche dei partiti. Si perse un po’ quell’entusiasmo conquistato a colpi di manifestati incollati di notte ma dal Palazzo si badava a rinforzarsi attraverso la gestione del potere. Ed infatti nel 2015 Lello Russo vinceva ancora, 1799 cresceva, e dava slancio ad un ciclo politico contrastato solo dalla nenia giustizialista dei grillini che avevano nel potente Di Maio il loro leader.


Troppo sottovalutato, dall’alto del pennacchio di Piazza Municipio. C’è frizione tra i pretendenti del post-Russo: tutti vogliono la candidatura a sindaco. Nel frattempo Lello Russo ha rotto gli ormeggi col centrodestra e allaccia rapporti con il governatore De Luca. Il patto é di dargli un candidato (Mattia De Cicco) e di formare una ragnatela civica senza partiti da consegnare ad un candidato diverso da Lello, non più candidabile. La scelta ricade su Elvira Romano: si perdono pezzi per strada. Sibilio, Sanseverino, Maurizio Caiazzo. Risultato: ecatombe al ballottaggio con Del Mastro, figura pirandelliana della politica italiana. Nessuno la prende bene, a cominciare da Lello Russo che si rintana nella sua biblioteca e mangia libri su libri. Ma non dura molto il confinamento, la voglia di rimettersi in gioco è tanta e appena sente odor di capitombolo del laboratorio Pd e 5 stelle, tira fuori la bandiera del 1799 che torna a sventolare tra la debolezza della politica nostrana, rinverdita da aitanti giovani molto fedeli a lui.


 La caduta definitiva lo rimette in gioco quale “riserva di Stato”. Lui è serafico, attende le mosse altrui per calare le proprie, lo sa che si gioca tutto, data l’età e la congiuntura. Destino vuole che tutto giri ancora attorno a lui, nonostante le spinte centrifughe di Mimmo Leone. Il suo vessillo ha cominciato a sventolare ancora con un vento che non sa da che parte virare.

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