“Lo chiamo o non lo chiamo… that's the question.” - la rubrica di Simona Sanseverino

Simona Sanseverino • 26 gennaio 2023

“Lo chiamo o non lo chiamo… that's the question.” - la rubrica di Simona Sanseverino

Lo chiamo non lo chiamo fu il monologo che agitò il mio pensiero per tutta la settimana seguente.
Rebecca: “ Ma dai che te frega! Chiamalo!” “No Rebecca non voglio… anzi non lo chiamo affatto!” “Chiara non essere testona… ragiona… lui non ha il tuo numero e se non lo chiami non lo avrà mai!? – Rebecca “Lo so… ma lo chiamo per dirgli cosa?” – risposi. “Hai voglia di chiamarlo?” – replicò Rebecca. “Si” – dissi. “Allora fallo!” – rispose Rebecca. Così prima di cambiare idea composi il numero. Lui al terzo squillo rispose: “Pronto”. “Claudio” – esclamai –“ sono Chiara” – aggiuns. “Bene me lo sentivo, come stai?” – disse Claudio. “Hai delle visioni?” feci non sapendo cos’altro dire. “delle sensazioni” mormorò lui con voce sexy “ sono in contatto con le mie sensazioni”. Lui rise. “Cosa stai facendo?” – aggiunse. “Io?” chiesi “nulla di che…” “Vuoi venire qui?” chiese a bruciapelo. Tutto mi sarei aspettata tranne questo. Speravo che mi invitasse per portarmi a cena fuori. Ma questo!? Accidenti. Pensai subito che lui volesse portarmi a letto. Esitai un attimo, poi chiesi. “Dove sei?”. “Via del Gambero” – lui rispose. “Ok” – dissi con voce quasi tremante.

Come al solito la curiosità mi offuscava il giudizio. Caratteristica negativa che avrei sperato di correggere. Prima o poi. “Se Claudio allunga le mani posso sempre tirargli un calcio” – dissi riagganciando e rivolgendomi a Rebecca: “Mi ha invitata da lui” – conclusi. Mi preparai di corsa per uscire e recarmi all’incontro. “No, questo no! Mi fa sembrare grassa… e neppure questo, mi fa troppo adulta… ah ecco, questi calzoncini… per sentirmi a mio agio.
” Tirai su i soliti calzoncini di jeans, infilai il mio pullover a trecce e fui subito pronta per l’improvvisa serata. “Goditela amica mia” – Rebecca dirigendosi verso la porta per andar via. La salutai con un abbraccio ed un grande sorriso: “Grazie” – aggiunsi. Claudio viveva al centro di Roma. A pochi isolati dalla casa dei miei genitori. Dove non c’è sporcizia. Ma solo negozi e turisti. Gli edifici sono antichi, in pietra, non molto alti.
Mi fermai a respirare l’aria lussuosa, mentre un filippino mi passava accanto portando a spasso un cane dal pelo lungo e soffice.
Claudio doveva essere ricco. Ricco e bello, forse anche famoso. Mi guardai intorno alla ricerca del numero 13. Era lì di fronte a me. Varcai la soglia mentre un portiere dall’aria snob arrestò il mio passo: “Posso aiutarla?”-esclamò l’omino in Livrea e guanti bianchi.
“Sono venuta a trovare un amico” feci quasi intimidita e cercando di aggirare l’ostacolo ossia l’omino.
“Non si può entrare in questo modo” – dichiara lui fermandomi – “Signorina la prego di dirmi chi è venuta a trovare” – esclamò ancor più deciso.
“Sono venuta a trovare Claudio, Claudio Prosetti” – dissi stavolta con aria stizzosa, quasi come se qualcuno avesse voluto invadere la mia privacy e strapparmi un segreto.
A quel punto l’omino non potè che condurmi all’ascensore… mi indicò di entrare e premette il pulsante del terzo ed ultimo piano. L’ascensore si aprì su un piccolo corridoio con due porte alle due estremità. Suonò ad un campanello… era la tana di Claudio.
La porta si aprì direttamente sul soggiorno con le sue alte finestre, travi al soffitto, un camino accogliente ed una libreria maestosa. Busti di marmo e due giganti divani di pelle nera… maestosa ed accogliente… molto vissuta, tappeti e cuscini ovunque.
“Accomodati” – disse Claudio – “Mi fa piacere che tu sia venuta” – mi baciò la fronte e mi condusse ai divani. “Vuoi da bere?” – aggiunse.
Da subito apprezzai quel modo di fare e di trattare il suo ospite, cioè io.
“Bella la tua casa” – dissi intimidita.
“Beh ora da solo la trovo immensa” – Claudio.
“Perché… che vuoi dire… la dividevi con qualcuno prima di adesso?” – chiesi con voce ancora più timida.
“Si” – rispose Claudio – “la mia compagna… ops… scusa a volte dimentico che sia solo la mia ex… compagna.”
Non lo diedi a vedere, ma rimasi turbata da quella rivelazione. “Quindi hai convissuto?” – chiesi.
"Per circa tre anni e due di fidanzamento” – rispose lui
Ha avuto una relazione così lunga?! – pensai subito. Poi per nascondere ogni elucubrazione mentale chiesi a bruciapelo: “Com’è stata?”
“La convivenza?” – risponde lui ridendo – beh a giudicare dal risultato direi non un granchè”.
Mille domande affollarono la mia testa, ma mi guardai bene dal farle. Chissà se e come Claudio aveva superato la faccenda.
Mentre mi recavo a casa sua avevo dato sfogo alla mia fantasia, immaginandomi insieme a lui, ma in nessuna delle mie visioni compariva una ex compagna. Ero solita pensare che il mio grande amore avesse avuto un unico solo grande amore: me. Questa convivenza aveva mandato all’aria tutte le mie fantasie.
“Comunque ha portato via un bel po’ di mobili” – aggiunse Claudio – “E tu sei mai stata sposata o cosa?”
Lo guardai incredula. Non bevevo neppure alcolici. Mi trattenni un attimo poi scossi la testa in segno di diniego.
“perché si è portata via i mobili?” – chiesi e cambiai discorso.
“E’ arrabbiata e testarda come un mulo. Per questo ci siamo ridotti così” – rispose Claudio.
“Mmmm” - fu l’unica espressione che mi uscì dalla bocca.
Dopo qualche istante pensai bene di assumere una posa un po’ più sexy in modo che l’uomo si concentrasse su me ragazza giovane e carina che aveva di fronte invece di ripensare alla ex compagna. Infatti un secondo dopo Claudio mi chiese: “Tu come stai? Hai fame?”.
“Perché cosa proponi?” risposi sorridendo.
“C’è un posticino che fa del buon sushi appena dietro l’angolo. Si potrebbe andare lì. Ti piace il sushi?” – disse Claudio.
“Certo. Perché no?!” – aggiunsi.
“Perfetto” – balzò in piedi – “Allora andiamo”.
Il posticino “appena dietro l’angolo” era in realtà a diversi isolati. E non era così “ino”.
Era il ristorante giapponese Zen. Così famoso che pure io ne avevo sentito parlare.
L’appartamento, il ristorante, il vino… Claudio doveva essere molto ricco. Eppure si comportava come se gli pesasse.
Lo chef superò se stesso. Dopo sette portate, il delizioso vino ed il dolce dovetti sentire di esplodere. Guardai l’orologio e scoprii che era appena passata la mezzanotte.
“Devo andare” – dissi.
“Perché altrimenti ti trasformi in zucca?” mi chiese – “Allora dovrò riaccompagnarti a casa.” – aggiunse.
Mi accompagnò a casa a piedi. Camminammo vicini, ma senza toccarci.
“Buonanotte piccola.” – disse Claudio fermandosi dinanzi al portone. Restammo per pochi istanti imbarazzati l’uno di fronte all’altra. Poi lui si avvicinò. Mi sollevò il mento e si chinò a baciarmi. Fu dolce e signorile, poi sempre più appassionato fermandosi un attimo prima che venisse oltrepassato qualche immaginario confine della lussuria.
“Ti chiamo domani.” – aggiunse.
“Okay” – risposi senza respiro e sentendomi svenire.
Lo osservai allontanarsi nella notte. I miei occhi erano sognanti e colmi di desiderio. Che fosse davvero stato quello l’inizio della mia tanto sperata storia d’amore?
Il mattino seguente dormii fino alle nove. Svegliata dallo squillo di un telefono: fu Rebecca curiosa di rattaglie sulla serata. Trascorremmo circa un’ora al telefono mentre con dovizia di particolari raccontavo all’amica del mio trionfo.
Per il resto della giornata rimasi ad osservare il mio telefono come un’adolescente in attesa della chiamata del suo primo amore.

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