Giuseppe Visone (Dda Napoli): "Non abbiamo bisogno di ulteriori riforme spot"

Felice Massimo De Falco • 11 febbraio 2023

Giuseppe Visone (Dda Napoli): " No alle separazioni delle carriere, non abbiamo bisogno di altre riforme spot. Chi parla di Antimafia cruenta dimostra di non avere memoria per la storia di questo paese e per il tributo di sangue che è stato pagato per la lotta alla criminalità organizzata. "

Dott. Giuseppe Visone* ha letto il libro del direttore Barbano sull’antimafia? La definisce macchina di dolore umano. È così cruenta l’antimafia?


- Chi parla di Antimafia cruenta dimostra di non avere memoria per la storia di questo paese e per il tributo di sangue che è stato pagato per la lotta alla criminalità organizzata. L’attuale legislazione, che da più parti ci invidiano, rappresenta uno strumento irrinunciabile tenuto conto dell’aggressività, della forza economica e militare nonché della pervasività dei sodalizi mafiosi operanti in Italia. Pensare di indebolire la normativa sui collaboratori di giustizia e sul 41 bis e di modificare il regime differenziato in tema di intercettazioni significa fare un enorme regalo alle “Mafie”.


 
- Ritiene giuste le misure di prevenzione patrimoniali agli indiziati di associazione finalizzata alla corruzione?


- Sulle misure di prevenzione patrimoniali ritengo, in generale, che vadano introdotti standard probatori più elevati e rigorosi

 


 - Tiene banco l’ipotesi di riforma della giustizia annunciata da Nordio, che è un suo collega, oltre che Ministro. Abbiamo bisogno di questa riforma?


- Di tutto abbiamo bisogno fuorchè dell’ennesima annunciata riforma della giustizia. Sarebbe il caso, invece, di mettere mano ad alcune disposizioni della legge Cartabia. Mi riferisco, in particolare, per quello che mi riguarda più direttamente, alle norme in tema di avocazione, a quelle sulla discovery degli atti ed a quelle sulle nuove competenze, del tutto asistemiche, attribuite ai procuratori generali.

 


 - Il punto nodale è rappresentato dalle intercettazioni. Lei come le regolamenterebbe?


-Le intercettazioni sono uno strumento investigativo irrinunciabile soprattutto in tema di contrasto alla criminalità organizzata e di lotta alla corruzione. Chi nega questo dato è evidentemente in mala fede. La questione riguarda piuttosto la diffusione del contenuto delle captazioni e la trascrizione e la divulgazione di conversazioni attinenti alla sfera personale degli indagati, del tutto irrilevanti per le indagini. Ebbene, sul punto, è intervenuta una riforma nel settembre 2020 che ha introdotto disposizioni stringenti sulla conservazione dei dati e sulla loro divulgabilità. Prima di invocare nuove norme sarebbe forse il caso di attendere gli effetti concreti di quelle entrate in vigore non più tardi di due anni fa.

 


 - È favorevole alla separazione delle carriere dei magistrati?


-Io sono assolutamente contrario alla separazioni delle carriere. Il tema ormai è diventato quasi una bandiera ideologica, una specie di totem utilizzato per coprire i reali problemi della giustizia ed in particolar modo del processo penale. Io credo che i cittadini abbiano bisogno di un p.m. colto, intriso della cultura della giurisdizione e che rappresenti il primo filtro sulle attività della polizia giudiziaria. Un pubblico ministero poco indipendente rappresenterebbe uno strappo insanabile rispetto alla volontà dei costituenti ed un colpo mortale al controllo diffuso di legalità.

 

- Lei crede che nella magistratura ci siano correnti politicizzate?


- Io credo che il problema non sia tanto la politicizzazione delle correnti ma piuttosto il peso sempre più crescente che le stesse hanno assunto all’interno della magistratura ed in seno al CSM. La riforma Cartabia sul punto si è immediatamente dimostrata inadeguata ed inefficace: la nuova legge elettorale per l’elezione del Consiglio superiore della Magistratura, ad esempio, che doveva ridurre l’incidenza delle correnti la ha paradossalmente rafforzata tanto è che 19 dei 20 membri togati eletti provengono dai gruppi associati tradizionali. Se si vuole davvero porre un argine a questa degenerazione occorre intervenire sui criteri di nomina dei direttivi e dei semidirettivi, sul disciplinare e sulle valutazioni di professionalità che sono i veri temi su cui il predetto potere si fonda.


 - Qual è la sua idea di giustizia giusta?


- La giustizia è giusta quanto viene amministrata con professionalità, competenza ed equilibrio al servizio dei cittadini.




*Sostituto procuratore DDA Napoli


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