Con Marco Iasevoli va in scena il ritorno del catto-comunismo?

Felice Massimo De Falco • 14 aprile 2023

Si potrebbe sintetizzare così la designazione a sindaco del bravo giornalista dell’Avvenire, Marco Iasevoli, da sempre fervente cattolico, agganciato ai saloni culturali della fede e figlio dell’associazionismo cattolico nel quale ha ingurgitato i primi precetti di educazione civica. Da una parte c’è chi ha mangiato pane e politica, tenendo sempre a mente che la Chiesa si rispetta, dall’altro chi ha mangiato pane e Vangelo, pizzicando con la penna le miserie della politica. Qualcuno afferma che Iasevoli sia in contraddizione: nel senso che non vedeva di buon occhio Conte e Schlein, forse fautori di un progressismo, specie sui diritti civili, che scavalca i principi del "buon samaritano". Ma, a ben guardare, nella nota della coalizione non si fa menzione della parola cattolico.

È tornato il cattocomunismo? Quell’ideologia storicamente riferibile, semplificando, a Giuseppe Dossetti e Palmiro Togliatti? Sinistra ex Democrazia Cristiana ed ex Partito Comunista Italiano? Ma davvero? Un ritorno da lasciare basiti sol che si pensi che l’eredità, quella ideologica, di Don Dossetti è, o dovrebbe essere, squisitamente spirituale, mentre quella politica è caduca, oltre che caduta col Muro. Per non dire dell’ideologia di Togliatti e di Enrico Berlinguer, certificata dalla storia come seppellita e collocata fra le grandi tragedie del Novecento. Pare che una simile ideologia, già di per sé confusa e ingannatrice, essendo una sommatoria di contraddizioni e di fallimenti, non se ne sia mai andata via.


Con un significato prevalentemente spregiativo, il termine è servito ai detrattori per indicare il processo di avvicinamento tra Partito Comunista (PCI) e Democrazia Cristiana (DC) nell'ambito della strategia berlingueriana e morotea del compromesso storico. Probabilmente il movimentismo del gesuita Bergoglio ha rinfrescato queste culture rendendendole compatibili, condendo il canovaccio sociale di temi molto seri quanto aleatori e da consegnare ad una politica assorta. Molti comunisti, avvedutisi che il Messia di Marx non è mai giunto, si sono spostati sul terzomondismo cattolico di Bergoglio.


Si potrebbe sintetizzare così la designazione a sindaco del bravo giornalista dell’Avvenire, Marco Iasevoli, da sempre fervente cattolico, agganciato ai saloni culturali della fede e figlio dell’associazionismo cattolico nel quale ha ingurgitato i primi precetti di educazione civica. Da una parte c’è chi ha mangiato pane e politica, tenendo sempre a mente che la Chiesa si rispetta, dall’altro chi ha mangiato pane e Vangelo, pizzicando con la penna le miserie della politica. Qualcuno afferma che Iasevoli sia in contraddizione: nel senso che non vedeva di buon occhio Conte e Schlein, forse fautori di un progressismo, specie sui diritti civili, che scavalca i principi del "buon samaritano".  Tutto sommato l'impegno dei cattolici in politica è una buona notizia, resta da capire come si comporterà Iasevoli davanti alla laicizzazione delle cose terrene. Per esempio: iscriverà all'anagrafe i figli delle coppie gay? Celebrerà matrimoni tra gay? Sarà a favore del testamento biologico o della cremazione? Piccoli interrogativi che vanno sciolti.


Era partito in sordina, con una lista contro “i soliti nomi” che pareva dovesse rappresentare un alveo periferico della città e mettere in un barile i soliti politicanti. Poi qualcosa si è mosso in suo favore per spuntarla tra i partiti tradizionali, Pd e 5 Stelle, non sempre trattati con l'inchiostro di velluto da Iasevoli sul suo giornale, e, dunque è partita la scalata dall’alto, con addirittura Roberto Fico a spingere per questa candidatura, mentre il Pd restava in posa afasica, imbelle, non avendo nomi di calibro da spendere. Riformismo e Progressismo. Ma, a ben guardare, nella nota della coalizione non si fa menzione della parola cattolico, il mondo rappresentato da Iasevoli.


C’è da sottolineare che il nome di Iasevoli ha spaccato la base dei 5 stelle, temono un Laboratorio-bis, quando la scelta giunse da Roma per Del Mastro. Ed infatti alcuni dei riottosi grillini hanno scritto il loro dissenso sui social. Le distanze culturali sono forti: forse i grillini avrebbero preferito qualcuno con un’etica nostrana più secolarizzata e insediata nella società. Eloquente il post di Totò di Caprioli assieme a Gennaro Scialò. Anche Rinascita e Idea Pomigliano si sono tirati fuori dalla partita per “motivi politici” dice Avilio. Avrebbero preferito contrapporre ad un gigante uno di pari livello, il prof. Aniello Cimitile, ma non sappiamo se quest’ultimo avrebbe accettato. Andranno da soli. 


La coalizione si dice riformista e progressista, e forse questi sono gli unici appellativi rimasti alla sinistra per verniciare la sua essenza ferita dall’impalpabilità. Ad ogni modo la sfida Iasevoli-Russo, se sulla carta appare impari, potrebbe rivelare sorprese nel corso della campagna elettorale sul piano dei temi. Ma anche sul piano dei poteri che muovono: da una parte il movimentismo politico della Chiesa, che metterà il suo zampino affiancando un imberbe candidato, dall’altro l’esperienza di chi sa dove mettere le mani nel cuore della gente.


Due riformismi in campo, entrambi lo dovranno colmare di significati, altrimenti resterà in moda per darsi un tono o semplicemente parole vane solfeffiate nelle aride terre di chi non ha una direzione. Sarà una bella sfida: l'effervescenze mai tramontata di un navigato Lello Russo, la prima sbarbata esperienza di un uomo giovane e brillante che ha dietro di se forse qualche chierico di spessore e dovrà inventarsi uno storytelling con partiti che fino a qualche mese fa sono stati ancelle del disastro. Un ateo contro un acquasantiere, la scienza verificata della politica contro il miracolismo della passione.


É una miscellanea umana più che politica quella che si appresta a contendersi la maggioranza dell’aereopago locale, dove lo spontaneismo di facce nuove si annulla sotto l’egida di uno specchio sociale apolide.
Sarà una bella disfida Russo-Iasevoli, quella tra un ateo “devoto” secolarizzato ma con valori politici assoluti e un fervente cattolico che guarda al progressismo e al riformismo con l’occhio sbilenco del conservatorista delle verità ultime. Sarà la Chiesa l’outsider di queste amministrative lanciando “uno al primo giorno di scuola” o la forza dell’esperienza e della tranquillità di stampo mitterandiano? Potrebbe essere il maquillage del Nuovo Testamento (“Se l'opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l'opera finirà bruciata, sarà punito”) se solo uno dei due non fosse amante del potere della Ragione. Ad maiora!

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